BOLOGNA – L’8 marzo 2025, a cura del Sae (Segretariato attività ecumeniche) del Gruppo interconfessionale si è svolta nella parrocchia di Sant’Antonio da Padova a la Dozza la Gmp, la Giornata mondiale di preghiera delle donne per la pace.
Ogni anno dalle diverse parti del mondo un gruppo di donne prepara la Veglia: quest’anno sono state coinvolte le donne delle isole Cook, che si trovano nel cosiddetto «triangolo polinesiano» nell’Oceano Pacifico meridionale: 15 piccole isole con una superficie totale di 240 kmq sparse su un’area di mare di oltre 2 milioni di kmq. Sono ricche di siti naturali come barriere coralline, atolli, spiagge lagunari, flora variopinta. Loro hanno preparato la Veglia di preghiera e noi, come i gruppi nelle diverse parti d’Italia e del mondo, l’abbiamo vissuta, ma il passaggio non è automatico.
Ci siamo confrontate con un mondo diverso, per cultura ma anche per modo di dire sentire la propria fede. Non è sempre facile accogliere, ma l’esercizio paziente che facciamo prima tra di noi alla fine riesce sempre a farci sottolineare aspetti della vita che forse tralasciamo.
L’esperienza delle nostre sorelle ci ha trasmesso un rapporto con la natura molto intenso e immediato. In essa, senza troppe riflessioni, loro scorgono il segno e il luogo della presenza del Signore creatore. Certamente anche noi, donne occidentali, aderiamo a questa visione, ma non così immediatamente e semplicemente perché viviamo in città inquinate. Ascoltare le loro parole ci ha aiutate a cercare la via per una presenza più immediata al Dio creatore.
Non è però solo ingenua poesia. Le isole Cook sono fra quelle destinate a essere sommerse velocemente dall’innalzamento del livello dei mari. E questo ha aiutato noi, sulla salda terra, a comprendere la profondità di alcune attenzioni. Quest’anno il riferimento alla corporeità, la sottolineatura del rapporto con la natura e d’altra parte la memoria della fatica di custodire la lingua maori, cioè la lingua madre, e con essa la tradizione culturale, ci hanno aiutate ad ascoltare la Parola proposta (salmo 139) uscendo dai nostri schemi. Così, quando il salmista ricorda di essere stato «ricamato» nel grembo di sua madre da Dio, ci ha riportate all’importanza, appunto, della corporeità e al volto femminile di Dio che come una donna ricama. Ma non è forse ingenuo cantare la bellezza del corpo?
In realtà anche quei corpi che si definiscono disabili sono immagini di Dio, perché amati da Lui che porta in sé i segni delle loro fatiche. Accanto alla riflessione poi c’è un aspetto molto semplice e divertente che è l’allestimento del luogo di preghiera. Pure in questo caso c’è l’impegno di una traduzione. Per esempio, abbiamo scelto di non mettere fiori recisi, ma piante, piccolo segno dell’attenzione alla custodia del Creato. In grande semplicità, la dimensione estetica contribuisce a mettersi in sintonia con chi ha scritto e con chi celebra la preghiera.
Arrivare alla giornata per il gruppo organizzatore è coronare un breve, ma intenso tempo di confronto nel quale costruiamo proprio a partire dalle nostre differenze (per chi volesse partecipare: casasm@hotmail.it). Solo una preghiera costruita senza ingenuità, ma con passione può sperare di essere luogo per dirci la tristezza e la paura per le guerre che ci sono. E, d’altra parte, testimoniare con serietà ciò che la Parola di Dio ha da dire sulla pace.
Elsa Antoniazzi, suora di Santa Marcellina