BOLOGNA – Fare ponte tra carcere, città e scuola attraverso il dialogo interreligioso: è questo l’obiettivo del progetto promosso dall’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della diocesi di Bologna, che ha trovato una delle sue espressioni più significative nello spettacolo teatrale Simeone e Samir. Dialoghi notturni tra un cristiano e un musulmano in fuga, andato in scena tra il 6 e il 7 febbraio 2026.
L’iniziativa si colloca nel solco dell’anniversario della firma del Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana e la pace, sottoscritto il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyeb. Proprio a partire da quella visione di fraternità, il progetto ha voluto creare spazi reali di incontro e di ascolto, coinvolgendo contesti diversi e spesso distanti tra loro.
Dal carcere al cinema teatro Perla
La prima rappresentazione si è svolta venerdì 6 febbraio nella casa circondariale di Bologna, a Rocco D’amato, in un contesto di particolare intensità emotiva. La sera lo spettacolo è approdato al cinema teatro Perla, aperto alla cittadinanza, e la mattina di sabato 7 febbraio dedicato agli studenti delle scuole superiori di Bologna, grazie alla collaborazione con l’Ufficio diocesano per l’insegnamento della religione.
Era presente in sala anche Pierluigi Stefanini presidente della Fondazione del Monte che ha sostenuto l’iniziativa.
A coordinare l’iniziativa è stato l’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della diocesi, diretto da don Andres Bergamini, che ha voluto fortemente un progetto capace di intrecciare dimensione culturale, educativa e spirituale.
Una storia di paura che diventa amicizia
Simeone e Samir, testo scritto da Ignazio de Francesco – monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata e islamologo – racconta l’incontro fortuito tra un cristiano e un musulmano all’epoca delle crociate. I due protagonisti si rifugiano in una grotta nel deserto, alla vigilia di una grande battaglia campale tra eserciti contrapposti.
L’incontro nasce sotto il segno della paura: due uomini diversi per cultura, provenienza e fede, che inizialmente si guardano come nemici. Ma proprio da un gesto di solidarietà – Simeone, medico, cura Samir ferito e sanguinante – prende avvio un dialogo che lentamente si trasforma in amicizia. È in questo spazio fragile e notturno che i due personaggi mettono a confronto le rispettive fedi, facendo emergere punti di contatto ma anche differenze inconciliabili, senza semplificazioni né forzature.
Fiaba, musica e dialogo
Nel testo si inserisce anche un elemento letterario di grande suggestione: una fiaba tratta da Le mille e una notte, che richiama l’antica tradizione narrativa del mondo arabo e persiano. Un tuffo nel passato storico e culturale che, però, parla chiaramente al presente, mostrando come il confronto tra tradizioni religiose e culturali attraversi i secoli e interroghi in modo particolare una società, come quella italiana, sempre più plurale.
La nuova messa in scena si è avvalsa della regia di Alessandro Castellucci, con Castellucci stesso nel ruolo di Samir e Elio Meschinelli nel ruolo di Simeone, affiancati da un trio musicale composto da Manuel Buda, Asti Abdo e Fabio Pancaldi. La musica ha avuto un ruolo centrale nella pièce: non semplice accompagnamento, ma vera e propria metafora del dialogo. Suonare insieme, con strumenti e sensibilità diverse, richiede ascolto reciproco; altrimenti resta solo la cacofonia.
Una partecipazione corale
Tutte e tre le rappresentazioni hanno registrato una partecipazione numerosa e un forte apprezzamento del pubblico. Ogni replica si è conclusa con un momento particolarmente significativo: la lettura, da parte dei presenti, di una selezione di passi del Documento di Abu Dhabi.
Commovente la partecipazione dei detenuti nella rappresentazione in carcere, che hanno preparato le letture nell’area pedagogica della scuola, accompagnati dalle loro insegnanti. Nel pomeriggio al Perla, grazie al coordinamento del Centro Astalli, sono stati alcuni migranti a dare voce al documento. La mattina successiva, infine, è toccato a una quindicina di studenti del liceo Majorana di Bologna.
Alla rappresentazione pomeridiana era presente anche il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, che ha richiamato con forza il valore del dialogo e la necessità di percorrere questa strada con lungimiranza e apertura di cuore. Sono intervenuti anche Yassine Lafram, presidente uscente dell’UCOII, e Hamdan Alzekri, responsabile UCOII per il dialogo interreligioso e i rapporti con il mondo carcerario.
Uno sguardo al futuro
Lo spettacolo Simeone e Samir viene riproposto in un anno simbolicamente significativo, quello dell’ottavo centenario della nascita di san Francesco, figura emblematica del dialogo e dell’incontro con l’altro. L’auspicio, condiviso dagli organizzatori, è che l’esperienza possa continuare nei prossimi mesi con nuove repliche, portando ancora una volta il teatro là dove può diventare spazio di ascolto, di confronto e di fraternità concreta.





































