6 e 7 febbraio 2026

“Simeone e Samir”: un incontro nel deserto, un messaggio per Bologna. Intervista a Ignazio de Francesco, monaco e autore.

La storia di un cristiano e un musulmano costretti a diventare fratelli. L'autore: «Il dialogo è possibile. E Francesco d’Assisi ci indica la strada».

BOLOGNA – Nel buio di una grotta, simile a una cella, due fuggiaschi si incontrano: uno è cristiano, l’altro musulmano. È l’inizio di “Simeone e Samir”, testo teatrale che parla di paura, scoperta e amicizia impossibile. Un’opera che arriva a Bologna, al carcere della Dozza e al Teatro Perla, il 6 e 7 febbraio 2026, promossa dall’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Ne parliamo con l’autore, Ignazio de Francesco, monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata, che ci svela il cuore di un progetto nato per costruire ponti in un tempo di muri.

Fratel Ignazio, “Simeone e Samir” nasce come testo per il teatro. Cosa accade in quella grotta-deserto?

«Accade l’imprevisto. Due uomini estranei, in fuga dai propri nemici, si trovano costretti a condividere uno spazio angusto, come una cella. L’inizio è di diffidenza, quasi di aggressione. Ma la costrizione, paradossalmente, diventa opportunità. Come succede talvolta in carcere, dove la vicinanza forzata può trasformarsi in conoscenza, pian piano si aprono, si raccontano, scoprono la persona oltre l’appartenenza. Diventano amici. È una metafora potente del dialogo: non parte da un’idea astratta, ma dalla concretezza della vita, dall’essere gettati insieme».

Perché portare questa storia proprio nel carcere della Dozza e poi in teatro?

«Perché è una storia di “liberazione”. In carcere si vive la reclusione fisica, ma spesso anche quella dei pregiudizi. Mostrare che due “nemici” possono riconoscersi fratelli, anche in uno spazio che ricorda una cella, è un segno forte. Al Teatro Perla, invece, vogliamo allargare questa cella ideale alla città. Invitiamo tutti, e in particolare le scuole, a riflettere: il dialogo è possibile tra diversi e la bellezza sta nella pluralità. Vogliamo seminare questa convinzione».

Lei sottolinea i “punti di contatto” tra tradizioni che spesso vediamo come opposte. Quali sono?

«Siamo abituati a pensare a cristianesimo e islam come poli distanti e incompatibili. Invece, abitiamo lo stesso bacino di civiltà mediterranea. Abbiamo intuizioni religiose comuni profonde: la fede in un Dio unico, misericordioso, la centralità della preghiera, dell’elemosina, del digiuno, la figura di Abramo. Il testo nasce proprio per far risuonare queste consonanze, senza negare le differenze, ma mostrando che il terreno comune è vasto e fertile».

L’evento si colloca in due anniversari significativi…

«Esattamente. Il 4 febbraio ricorre l’anniversario del Documento sulla Fratellanza Umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib. Quel testo dice con forza quanto è bello che i fratelli vivano insieme. Noi faremo leggere parti di quel documento da alcuni migranti, con la loro voce e la loro esperienza esistenziale. E siamo nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, che andò a incontrare il sultano a Damietta, superando i confini dell’odio in piena crociata. Due fari che illuminano il nostro cammino».

A questo cammino si uniscono due volti noti della comunità bolognese.

«Sì, è una grande gioia. Avremo con noi il nostro Arcivescovo, Matteo Maria Zuppi, e Yassine Lafram, figura molto importante dell’Islam italiano ed ex presidente dell’UCOI. La loro presenza insieme è già un messaggio, un’altra coppia straordinaria che testimonia come l’incontro non sia solo una teoria».

In scena, oltre alla parola, ci sarà la musica. Che ruolo avrà?

«La musica è essenziale. Tre musicisti straordinari – Manuel Buda, Asti Abdo e Gabriele Marconi – accompagneranno le parole con strumenti e atmosfere che attingono a entrambe le tradizioni. La musica è un linguaggio universale che scava dove le parole a volte non arrivano. Completa il quadro una rappresentazione fatta di parole e musica, con due attori e la regia di allestimento. Sarà un incontro ricco, sia in Dozza che al Perla. Per questo invitiamo tutti a partecipare: per ascoltare, insieme, una storia di paura trasformata in speranza».

Qui tutte le info per partecipare allo spettacolo:

Lo spettacolo teatrale “Simeone e Samir” 2026 al Perla e in carcere

Simeone e Samir al perla con Zuppi

 

 

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