SAN PIETRO IN CASALE (BO) – In un tempo segnato da connessioni digitali e solitudini crescenti, il Jalsa Salana 2025 — l’annuale Convegno della comunità islamica Ahmadiyya — ha offerto un forte messaggio di speranza, spiritualità e dialogo.
Sabato 21 giugno 2025, un gruppo del Movimento dei Focolari e don Andrés Bergamini, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, ha preso parte alla sessione dedicata agli ospiti, contribuendo a riflettere sul tema: “Oltre gli algoritmi: la solitudine digitale e la riscoperta dei legami umani attraverso i valori religiosi.”
IL RACCONTO DI ROBERTA DI DIONISIO
Da 20 al 22 giugno 2025 si è svolta, nella sede nazionale di Morgobbo, la 17° edizione di Jalsa Salana Italia, l’annuale Convegno della comunità islamica Ahmadiyya.
Con un gruppetto di membri del Movimento dei focolari abbiamo partecipato alla sessione del 21 giugno, pomeriggio dedicato agli ospiti in cui si è affrontato il tema “Oltre gli algoritmi: la solitudine digitale e la riscoperta dei legami umani attraverso i valori religiosi”.
Dopo un video che presentava la realtà di Ahamadiyya (quest’anno con una parte dedicata anche all’associazione femminile con le attività per promuovere la dignità delle donne), ci sono stati i saluti dei vari ospiti.
Tra gli altri, il Sindaco di San Pietro in Casale presente con alcuni assessori e rappresentanti del comune, il prof. Vasco Fronzoni docente di Giurisprudenza islamica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, il prof. Luigi De Salvia, presidente di Religions for Peace Italia ed il prof. Massimo Introvigne, Fondatore e direttore del Centro Studi internazionale sulle Nuove Religioni (CENSUR) e direttore della rivista Bitter Winter che si occupa di libertà religiosa e di diritti umani.
Presente anche Don Andrès Bergamini, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo ed il Dialogo Interreligioso della Diocesi di Bologna, che ha portato il saluto e la vicinanza del Card. Matteo Maria Zuppi in quei giorni in visita in Tanzania. Nel suo messaggio il Cardinale, riprendendo il tema del Convegno, ha sottolineato come, nell’era tecnologica degli algoritmi, i valori religiosi rappresentino una luce, “un faro che deve tornare a plasmare il nostro modo di vivere e di connetterci, attraverso il volto dell’altro, nell’ascolto, nella cura, nella solidarietà concreta” così ben testimoniata dai membri dell’Associazione Ahmaddiyya.
Evidenziando che è l’amore ciò che disarma la solitudine mentre la misericordia può rompere i muri invisibili dell’indifferenza, ha aggiunto che la fraternità “non è un sentimento vago ma una scelta radicale che ci impone di non lasciare mai solo nessuno, anche in mezzo a milioni di connessioni virtuali e ci permette di custodire il senso umano e spirituale della nostra esistenza”.
Infine, l’intervento dell’Imam Ataul Wasih Tariq che, riagganciandosi inizialmente al discorso tenuto durante l’edizione del giugno 2024 sull’uomo sociale (Adamo) e l’uomo delle caverne, ha posto l’attenzione sulla necessità di ritrovare il senso della nostra umanità nella capacità di creare legami autentici, come rivelato anche nel Sacro Corano. A supporto scientifico di quest’affermazione, l’imam ha citato gli studi sulla felicità del prof. Robert Waldinger e le recenti scoperte delle neuroscienze. Parlando della sacra istituzione del matrimonio, ha evidenziato l’importanza della famiglia sana per educare i bambini alla socialità e per tramettere loro i valori morali, sostenendo la necessità di un ritorno ai principi educativi di fede: educare attraverso l’esempio, la disciplina amorevole e la connessione spirituale costante.
Infine ha affermato la necessità di un dialogo interculturale e interreligioso che promuova la pace globale, sostenendo anche che la fede autentica (indipendentemente dal credo religioso) non è una barriera ma un ponte verso Dio, verso la verità, verso la fratellanza umana.
Infine, citando il racconto biblico della supplica di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra, ha incoraggiato i fedeli di ogni religione a fare la propria parte ma insieme a tutti gli altri, per poter essere con il digiuno, la preghiera e il coraggio morale, quella piccola minoranza capace di cambiare ancora il destino della nostra società.
Dopo questo significativo momento, in quattro siamo andate a visitare il gruppo delle donne che si stava ritrovando in un’altra sala. Lì, tra accoglienza reciproca, una breve condivisione sul loro programma e la degustazione di qualche piatto tipico dei loro paesi, c’è stato uno scambio molto cordiale, semplice e fraterno di conoscenza reciproca e di esperienze di vita.
Tra le altre cose ci hanno raccontato che, durante le giornate di convegno, le donne hanno messo in positivo rilievo le attività portate avanti dagli uomini e gli uomini hanno fatto altrettanto nei confronti delle donne.
Siamo andati via grati per il pomeriggio trascorso all’insegna della fraternità e della pace e con il desiderio di continuare a camminare insieme.
Roberta, Movimento dei Focolari