BOLOGNA – Mercoledì 7 ottobre 2026, si è svolto in Sinagoga il momento di ricordo e raccoglimento in memoria delle vittime della strage del 2023. Tanti i partecipanti.
Le porte della Sinagoga di Bologna, la sera dello scorso 7 ottobre, dovevano inizialmente rimanere accostate, per un momento di raccoglimento intimo e riservato ai membri della Comunità ebraica. Ragioni di sicurezza e la delicatezza del ricordo, a tre anni dal massacro del 2023 in Israele, suggerivano prudenza. Eppure, da molti cittadini e realtà bolognesi è arrivata una richiesta diversa, spontanea e sincera: quella di poter entrare, di poter condividere il silenzio, il dolore e la speranza. E la Comunità ha scelto di aprire quelle porte.
La sala si è così riempita di sguardi, di cittadini e delle massime autorità locali. Tra i presenti, anche alcuni membri della commissione diocesana per il dialogo ecumenico e interreligioso e don Stefano Ottani per la Chiesa Cattolica, uniti dal desiderio di ribadire una vicinanza che si fa amicizia quotidiana. Al centro della sala, l’accensione dei lumi su un candelabro a forma di Stella di Davide ha dato inizio a una cerimonia sobria, strutturata in tre momenti, culminata nella preghiera del Kaddish guidata dal Ministro di culto Marco Del Monte.
Il discorso del Presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz, ha nvitato a riflettere sul peso e sulla verità delle parole: «Si può discutere del futuro di Israele e della Palestina, e noi stessi possiamo avere opinioni profondamente diverse. Ma una democrazia deve ancora essere capace di tracciare un confine. Il terrorismo non è Resistenza». De Paz ha ricordato come il dialogo non possa nascere dalla cancellazione della verità, ma dal suo riconoscimento, ribadendo una fiducia mai spenta nella convivenza: «Continuiamo a credere che israeliani e palestinesi abbiano diritto a vivere, ciascuno nella propria terra, nella sicurezza e nella dignità».
Un cammino di vicinanza che ha trovato eco anche nelle parole dall’Arcivescovo Zuppi di Bologna nei giorni successivi alla cerimonia. Una riflessione che invita al superamento delle barriere e alla condivisione della sofferenza: «È necessario imparare di nuovo a vedere gli altri, capire il loro dolore e pensare che è uguale al nostro. Nessun dolore deve nasconderne un altro, perché non esiste una classifica delle vittime». L’Arcivescovo ha esortato la comunità cristiana a fare della memoria uno strumento di pace e non di ulteriore frattura: «Disarmiamo il cuore dalle parole e dai gesti violenti, liberiamoci dai pregiudizi, purifichiamo la memoria e scegliamo la giustizia e il perdono».
Vedere la sinagoga piena di cittadini è stato un segno tangibile di una città che sa farsi comunità. Insieme, nello stesso spazio, Bologna ha dimostrato che è possibile stringersi attorno a chi soffre, riconoscere la verità della storia e, soprattutto, custodire intatta la speranza del dialogo.
Ugo Sachs, diacono





